CARMEN MINUTOLI – Giornalista – Sito Ufficiale

marzo 17, 2011

Buon 150° Anniversario all’Italia Unita!

Tricolore

Roma 17 marzo 2011: La grande festa istituzionale, il tricolore, le note dell’Inno italiano cantato da tutti i presenti; ed ancora la gente con bandiere, coccarde, striscioni tricolori e tanti ombrelli verdi bianchi e rossi; fuochi d’artificio dal palco in piazza Quirinale; i 21 colpi di cannone sparati dal Granicolo; l’entusiasmo di una bella festa, nonostante le solite polemiche e le opinioni politiche contrastanti che nulla hanno minato nel cuore dei veri italiani che sentono vivo il sentimento di Patria  e dei valori unitari.

 Nella Capitale la grande festa per il 150° anniversario dell’Unita’ d’Italia  ha riservato dei momenti di grande entusiasmo e partecipazione fra la cittadinanza e i numerosi turisti i quali, nonostante la pioggia battente, per tutta la giornata hanno assistito con trasporto e sentimento patriottico alle rappresentazioni ufficiali organizzate in molti punti della città eterna.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha presenziato l’intero percorso che dall’Altare della Patria  si è concluso con la S. Messa a S.Maria degli Angeli, passando per il Pantheon  e il Gianicolo dove ha reso omaggio rispettivamente a Vittorio Emanuele II e ai coniugi Garibaldi, Giuseppe e Anita. Suggestivi ed emozionanti le Frecce Tricolori, le note de “Il Canto degli Italiani”  e  de “Il Silenzio”.

150 anni Unità d'Italia - foto CM

 

Oltre al Presidente della Repubblica presenti anche molte altre alte cariche istituzionali quali il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno,  Fini, La Russa, Polverini, e l’imponente schieramento delle forze armate.

La spettacolarità di questa giornata che è stata festeggiata in tutta la Nazione, è però racchiusa nella partecipazione delle gente semplice, del popolo italiano. Ciascuno ha vissuto  questi 150 anni di Unità italiana in modo diverso, proprio e personale… Bambini, giovani, uomini, donne, anziani….individualmente o collettivamente hanno festeggiato questo compleanno unitario….

Auguri all'Italia dalla gente - foto CM

Giovane Italiano -150 Unità Italia- ft CM

 

italiani festeggiano i 150 anni Unità Italia -FT_cm2011

Piazza Venezia - 150 anni Unità Italia -ft CM-

 

Fra i tanti momenti, i molti pensieri, le tante opinioni…ho voluto cogliere le parole e gli auguri di un italiano semplice, che per il suo lungo vissuto visto la veneranda età di 82anni  è  di per sé un pezzetto d’Italia e della sua storia.

 Nella videointervista  pubblicata su:  http://www.youtube.com/user/CAMIVOX?feature=mhum     parla il signor Enzo, romano ma soprattutto ITALIANO.

 Carmen Minutoli

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marzo 12, 2011

SE NON ORA QUANDO: CORTEO a ROMA 12 marzo 2011 a DIFESA della COSTITUZIONE

Manifestazione 12 marzo 2011 -SE NON ORA QUANDO: difendiamo la Costituzione italiana

 
 C-DAY:  A DIFESA DELLA COSTITUZIONE ITALIANA:SE NON ORA QUANDO

 

La manifestazione di Piazza del Popolo e il Corteo tricolore  del 12 marzo 2011

 ServizioFlash  “in diretta”:

Alla manifestazione  “Se non ora, quando: in difesa della Costituzione” hanno  aderito molti esponenti dell’opposizione; presente fra i manifestanti anche Anna Finocchiaro  che fra le altre cose ha commentato: «l’Italia si è svegliata». Ma anche molti intellettuali ed artisti, come Vecchioni, Venditti, Ottavia Piccolo…

Dal palco il moderatore ha invocato “Un minuto di silenzio per le vittime del Giappone e per tutte le vittime delle mancanza di democrazia nel mondo”.

Arriva il lungo corteo del Tricolore formato da decine di manifestanti che hanno  portato il lunghissimo drappo della Bandiera Italiana per tutta Piazza del Popolo, fermandosi poi sotto il Palco. La bandiera della Pace  come simbolo di ripudio alla guerra così come la Costituzione Italiana stabilisce, sventolata da altre decide di persone presenti all’evento.

 Il moderatore:« Si difende la Costituzione Italiana anche come esempio  per tutti gli Stati che non ne posseggono una» ed introduce la testimonianza  di un libanese che applaude all’iniziativa odierna sostenendo che è giusto difendere la Costituzione di un popolo perché per esempio la Libia non avendo da tempo la propria è finita sotto il regime totalitario che ha portato alle conseguenze note ormai da settimane al mondo intero.

Ancora il moderatore: «Invito a “disturbare” i dittatori di tutti quegli Stati che sono ancora oggi sotto la dittatura». Si accenna a: Spese militari, Tagli alla cultura; si invita alla Marcia per la Pace di Perugina/Assisi programmata per il 25 09 2011.

Collegamento con Parigi ( Filippo Rossi)  dove contemporaneamente si manifesta con tricolori francesi e italiani; in quel frangente si ode un rombo in alto, dal cielo…è l’elicottero della Polizia e la piazza lo saluta; in un atmosfera di serena ma adrenalinica complicità si continua a leggere tutti gli articoli della Costituzione, e non solo dal palco, ma anche fra la gente, dove in tanti distribuiscono volantini con su scritto l’articolo che prediligono e “hanno adottato”. Sul palco sale  Ottavia Piccolo:  «Io sono del 1949 , la Costituzione è MIA SORELLA, ha quasi 2 anni più di me.. e la difendo…»

Oggi nella Capitale d’Italia la manifestazione e il corteo (partito da Piazza della Repubblica) hanno suggellato un altro momento, dopo l’evento delle “Donne Pensanti” dello scorso 13 febbraio 2011,  di grande partecipazione popolare, checché se ne dica.

(copyright) 

 Per i video reportage :

1)      http://www.youtube.com/user/CAMIVOX?feature=mhum#p/u/10/YSvHpTd6vO8

2)      http://youtu.be/YSvHpTd6vO8

3)      http://www.youtube.com/watch?v=JE5k4I_8FgM

4)      http://www.youtube.com/watch?v=iV0yS_zLlg0

PER IL FOTOSERVIZIO :

Foto Carmen Minutoli

 
 
 
 
 
 
 
 
 

foto: Carmen Minutoli

 

foto: Carmen Minutoli

 

foto:Carmen Minutoli

foto:Carmen Minutoli

 

foto: Carmen Minutoli

foto:Carmen Minutoli

 

 

foto:Carmen Minutoli

foto: Carmen Minutoli

IL VIDEO APPELLO DI STUDENTI.IT:
ALCUNI VIDEO/REPORTAGE DELL’EVENTO A PIAZZA DEL POPOLO SUL CANALE YOUTUBE CAMVOX:

marzo 6, 2011

8 MARZO -FESTA DELLA DONNA-

Clara Zetkin and Rosa Luxemburg, 1910.

Image via Wikipedia

Pur concorde con l’opinione pubblica di quanti/e pensano che non occorre una data per festeggiare la DONNA (che dovrebbe avere sempre e ovunque uguale ed elevata considerazione), penso però che la data dell’8 marzo è così carica di significati che sarebbe forse più controproducente rilegarla nel dimenticatoio. Anche se non si è sempre unanimamente concordi con molte delle scelte, delle posizioni e delle situazioni che dall’esordio di questa giornata ai tempi odierni si sono susseguiti, certo è che  le pari opportunità sono ancora un vero miraggio, in Italia e nel mondo intero!   Non è quindi tanto imporatante  il “festeggiare”  anche se  far festa è sempre e comunque  momento  piacevole ( mimosa compresa)……è molto più importante riflettere e far riflettere sul senso di questa giornata, sulla condizione femminile (compresa quella che emerge dagli scoop  scandalistici di questi mesi )  su cosa fare per rimediare ai tanti gaps, sulla presa di coscienza che ciascun individuo dovrebbe avere su questi aspetti della società contemporane cosidetta “civile”  che sempre più spesso di CIVILE sembra avere molto poco…. Cominciare a riflettere sull’assidua mercificazione del corpo femminile in ogni modo, luogo, situazione…. sulla limitazione della libera espressione e talento sempre più soffocati da  opportunismo e giochi di potere…..sulla dignità calpestata più o meno palesemente…..e su molto, purtroppo tanto  altro ancora..in tema! Carmen Minutoli

Una sintesi della storia del Woman’s Day su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna

La giornata internazionale della donna, comunemente definita festa della donna, ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.

Il «Woman’s Day» negli Stati Uniti (1908-1909)

Clara Zetkin

Nel VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907, nel quale erano presenti 884 delegati di 25 nazioni – tra i quali i maggiori dirigenti socialisti del tempo, come i tedeschi Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, August Bebel, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurès – vennero discusse tesi sull’atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea, sul colonianismo e anche sulla questione femminile e sulla rivendicazione del voto alla donne.

Su quest’ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne», senza «allearsi con le femministe borghesi che reclamano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne». Due giorni dopo, dal 26 al 27 agosto, fu tenuta una Conferenza internazionale delle donne socialiste, alla presenza di 58 delegate di 13 paesi, nella quale si decise la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: Clara Zetkin fu eletta segretaria e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (L’uguaglianza), divenne l’organo dell’Internazionale delle donne socialiste.

Non tutti condivisero la decisione di escludere ogni alleanza con le «femministe borghesi»: negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown scrisse, nel febbraio del 1908 sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non avrebbe avuto «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione». Fu la stessa Corinne Brown a presiedere, il 3 maggio 1908, causa l’assenza dell’oratore ufficiale designato, la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata «Woman’s Day», il giorno della donna. Si discusse infatti dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.

Quell’iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell’anno il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali «di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909.

 La Conferenza di Copenaghen (1910)

Aleksandra Kollontaj

Il lunghissimo sciopero, che vide protagoniste più di 20.000 camiciaie newyorkesi, durato dal 22 novembre 1908 al 15 febbraio 1909, fu considerato, nel Woman’s Day tenuto a New York il successivo 27 febbraio, come una manifestazione che univa le rivendicazioni sindacali a quelle politiche relative al riconoscimento del diritto di voto femminile. Le delegate socialiste americane, forti dell’ormai consolidata affermazione della manifestazione della giornata della donna, decisero pertanto di proporre alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910 – due giorni prima dell’apertura dell’VIII Congresso dell’Internazionale socialista – di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.

Negli ordini del giorno dei lavori e nelle risoluzioni approvate in quella Conferenza non risulta che le 100 donne presenti in rappresentanza di 17 paesi abbiano istituito una giornata dedicata ai diritti delle donne: risulta però nel Die Gleichheit, redatto da Clara Zetkin, che una mozione per l’istituzione della Giornata internazionale della donna fosse «stata assunta come risoluzione».

Mentre negli Stati Uniti continuò a tenersi l’ultima domenica di febbraio, in alcuni paesi europeiGermania, Austria, Svizzera e Danimarca – la giornata della donna si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911[1] su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data fu scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848 durante la rivoluzione il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne». In Francia la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi[2].

Non fu però ripetuta tutti gli anni, né celebrata in tutti i paesi: in Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, e fu interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti. In Germania, dopo la celebrazione del 1911, fu ripetuta per la prima volta l’8 marzo 1914, giorno d’inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi, mentre in Francia si tenne con una manifestazione organizzata dal Partito socialista a Parigi il 9 marzo 1914.

L’8 marzo 1917

Le celebrazioni furono interrotte dalla Prima guerra mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l’8 marzo 1917 – il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia – le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta, incoraggiò successive manifestazioni di protesta che portarono al crollo dello zarismo, ormai completamente screditato e privo anche dell’appoggio delle forze armate, così che l’8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l’inizio della «Rivoluzione russa di febbraio». Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale comunista, fissò all’8 marzo la «Giornata internazionale dell’operaia».

In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d’Italia, che volle celebrarla il 12 marzo, in quanto prima domenica successiva all’ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l’anno precedente, che ricordava l’8 marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo.

La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, in gran parte giovani donne immigrate dall’Europa. Altre versioni citavano la violenta repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857,[3] mentre altre ancora riferivano di scioperi o incidenti verificatesi a Chicago, a Boston o a New York.

Nonostante le ricerche effettuate da diverse femministe tra la fine degli anni ’70 e gli ’80 abbiano dimostrato l’erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono ancora diffuse sia tra i mass media che nella propaganda delle organizzazioni sindacali.[4][5][6][7]

Compare la mimosa

Manifestazione femminista

Nel settembre del 1944 si costituì a Roma l’UDI, Unione Donne Italiane, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d’Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, le prime giornate della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all’ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l’8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l’Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, secondo un’idea di Teresa Noce [8], Rita Montagnana e di Teresa Mattei.[9]

Negli anni Cinquanta, anni di guerra fredda e del ministero Scelba, distribuire in quel giorno la mimosa o diffondere Noi donne, il mensile dell’Unione Donne Italiane (UDI), divenne un gesto «atto a turbare l’ordine pubblico», mentre tenere un banchetto per strada diveniva «occupazione abusiva di suolo pubblico».[10] Nel 1959 le parlamentari Pina Palumbo, Luisa Balboni e Giuliana Nenni presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l’iniziativa cadde nel vuoto.

Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell’opinione pubblica finché, con gli anni settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo: il movimento femminista.

Il femminismo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce femminismo.

La polizia carica un corteo femminista

L’8 marzo 1972 la manifestazione della festa della donna si tenne a Roma in piazza Campo de’ Fiori: vi partecipò anche l’attrice americana Jane Fonda, che pronunciò un breve discorso di adesione, mentre un folto reparto di polizia era schierato intorno alla piazza nella quale poche decine di manifestanti inalberavano cartelli con scritte inconsuete e «scandalose»: «Legalizzazione dell’aborto», «Liberazione omosessuale», «Matrimonio = prostituzione legalizzata», e veniva fatto circolare un volantino che chiedeva che non fosse «lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l’intero processo della maternità». Quelle scritte sembrarono intollerabili, perché la polizia caricò, manganellò e disperse le manifestanti.[11]

Il 1975 fu designato come “Anno Internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite e l’8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo proprio la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che onoravano gli avanzamenti della donna e ricordavano la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell’anno anche le Nazioni Unite riconobbero nell’8 marzo la giornata dedicata alla donna.

Due anni dopo, nel dicembre 1977, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una «giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale» da osservare dagli stati membri in un qualsiasi giorno dell’anno, in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l’Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese.

Article in english  on 8 March – Woman’s day – by Carmen Minutoli:

While agreeing with the public of those think that they need a date to celebrate the women (who should always and everywhere high and equal consideration), but I think that the date 8 March is so full of meanings that would perhaps counterproductive to bind it into oblivion. Even if you are not always unanimously agree with many of the choices, locations and situations that the onset of this day in modern times have followed, it is certain that equal opportunities are still a real mirage, in Italy and around the world ! It is not so much imporatante the “party” to celebrate even if it is always pleasant time (including mimosa )…… is much more important to think and reflect on the meaning of this day, the situation of women (including that clear from these months of tabloid scoop) on what to do to remedy the many gaps on the realization that each individual should have over these aspects of the company at a time so-called “civilized” that increasingly seems to have little to CIVIL …. Begin to reflect on the commodification of the female body in any way, place, situation …. the restriction of freedom of expression and talent increasingly suffocated by opportunism and power games ….. trampled on the dignity more or less clearly ….. and much, much more .. unfortunately in the field! Carmen Minutoli

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