CARMEN MINUTOLI – Giornalista – Sito Ufficiale

gennaio 21, 2015

POP ICONS

“POP ICONS” alla Rome International School

servizio a cura di Carmen Minutoli

 “Alla Rome International School” una mostra per rivivere l’arte pop in tutte le sue sfumature partendo dall’intramontabile Andy Warhol fino ai pop artists  contemporanei di casa nostra

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La leggendaria zuppa, la bottiglia argentata, la scultura fluttuante e scintillante “nuvola”, la mitica scatola, esempio di serie scultoria, il detersivo più popolare del secolo, il prodotto totem tra i miti iconografici del Novecento, l’inseparabile Polaroid. Questi gli oggetti, creati da Andy Warhol, incontrastati protagonisti dell’immaginario collettivo d’intere generazioni, idoli di una società dei consumi nella quale il prodotto conta più della persona, nuove divinità alle quali l’individuo s’inchina e si assoggetta. Questo e molto altro è ciò che si potrà vedere andando a visitare l’interessante ed innovativa mostra sull’arte contemporanea organizzata presso la Rome International School dal 20 gennaio al 6 febbraio 2015, per proseguire poi, presso la Galleria Restelliartco (promotrice) dal 9 febbraio a seguire. Una mostra/evento nata grazie alla fortunata intuizione del gallerista Filippo Restelli, della sua socia Raffaella Rossi e della curatrice Martin Cavallarin e alla disponibilità della R.I.School che ha messo a disposizione questa nuova ed importante struttura aprendo le porte all’arte, per la prima volta in modo non usuale, ovvero ospitando l’arte in “casa propria” dentro le mura scolastiche, dove le varie opere hanno trovato una loro collocazione quasi alla stregua di un importante museo. Il progetto sulle icone pop di ogni tempo, da qui il titolo della mostra, “Pop Icons”, portato avanti con cura meticolosa, evidenzia l’attualità della Pop Art che a sessant’anni dalla sua nascita è più attuale che mai con il suo stile sagace, l’impegno politico edulcorato da un’iconografia accattivante, l’analisi dell’iconosfera urbana, il dominio del consumo, la stratificazione linguistica, la cronaca a ritmo incalzante raccontata attraverso fenomeni ultra contemporanei come fumetti, magazine, televisione, cinema, involucri, etichette, feticci religiosi, pubblicità, prodotti di massa, musica. Naturale quindi che Pop Icons possa così rappresentare la possibilità di sviluppare un’analisi sociologica e antropologica della collettività contemporanea. É una mostra che ci parla di ciò che siamo stpop-2ati e che siamo ora, dei nostri dubbi, della trasformazione massificata e standardizzata, dell’esperienza sociale esperita da ciascuno, della dimensione pubblica e privata, della personalità individuale e dell’omologazione globale. È il tentativo sempre attivo e rigenerante dell’arte di dimenticare a memoria il passato, attraversare il presente e riprogrammare un futuro che è già qui. Una mostra che si nutre dello spirito pop di altri tempi proiettandolo imperiosamente nell’oggi, facendo rivivere quella Pop Art nata negli anni Cinquanta in Gran Bretagna approdata poi negli Stati Uniti. L’eccesso dell’Arte Pop sboccia e si affina attraverso processi standardizzati per poi esplodere in simboli e icone che si propagano in spazi conquistati combattendo battaglie di forme e impressioni, guerriglie metropolitane inscenate nel teatro sociale saturo dei segni che ci circondano. pop-1La Pop Art invade le metropolitane come le gallerie d’arte, i musei come le piazze, le industrie del gadget come le pagine patinate delle riviste. Il linguaggio è definito riconducendosi sistematicamente alla celebrazione di se stesso. L’indagine è rivolta ai simboli contemporanei, alla strategia del potere occultata sotto le sembianze della cultura popolare mediata dalla visualizzazione di un preciso stile e metodo artistico. La progettazione scenografica del lavoro è una mappatura che va dalla promozione dei prodotti all’immaginario televisivo, dagli stratagemmi dell’universo consumistico fino a toccare le sfere economiche e religiose, il cinema underground. Il caos è riordinato seguendo gli stilemi del nostro tempo e rilevandone l’atteggiamento voyeuristico che ne denuncia l’edonismo, lo stile di vita eccessivo, il vuoto e gli emblemi. Gli interpreti dell’immaginario pop sono le dive del cinema, come l’indimenticata Marylin e della televisione, le copertine dei magazine, i miti dell’alta moda, i politici, gli intellettuali, le figure storiche più rilevanti spaziando da Beethoven a Mao sino a Leo Castelli e il jet set, le star del rock (Rolling Stones), gli eroi e i super eroi. Durante le interviste agli organizzatori, dalle loro parole si è percepito il grande compiacimento personale per essere riusciti a portare avanti questo progetto nella consapevolezza che è un servizio reso alla società contemporanea, un’occasione unica per coniugare la fruizione di un’importante collezione con la visita di una grande sede scolastica che ha aperto le porte agli appassionati d’arte, alle famiglie, agli studenti e a quanti interessati ad un percorso  artistico culturale innovativo e di qualità.rossi-restelli Filippo Restelli afferma: «Ero giovane e mi sembrava di essere inadeguato. Tutto ciò che mi circondava, gli oggetti, le persone, i volti, le strade, i pranzi in trattoria, scorrevano ai miei occhi e quindi alla mia mente creandomi uno stato d’animo ansioso di inappagamento; cos’era quella bottiglia di Coca Cola che mi infastidiva al solo guardarla? Mi sembrava tutto vacuo e inutile, una depressione? Forse. Un giorno d’improvviso mi riapparve l’immagine di quella bottiglia, ma mi pareva diversa. No era diversa, mi stava creando un subbuglio, una strana emozione, un interesse insolito. La passione per l’arte me la trascinavo fin dai banchi di scuola e ora la scoperta: l’immagine di quella bottiglia era veramente diversa. Mi trovavo di fronte non ad un’opera d’arte come fosse un Morandi, ma l’emozione era nuova, mi assorbiva, mi esaltava! Perché? Mi ero trovato per la prima volta davanti ad un simbolo, colto da uno strano stato d’animo: c’era una firma su quella bottiglia ‘Andy Warhol’.  L’uomo, l’artista che afferrando e manipolando la cultura di massa avrebbe dato il via ad una rivoluzione: la Pop Art. Questa era la scoperta, e da allora, coniugando la mia passione con l’esperienza alimentata senza posa, sotto una magnifica spinta sono approdato, siamo finalmente approdati, grazie anche alla preziosa collaborazione della Rome International School, a dar vita ad un evento che non si limita semplicemente ad essere una mostra, è una mostra di pop art, ma proprio per la scelta della location, diviene l’inizio di un nuovo cammino socio-culturale. Parlo di educazione all’arte, e l’educazione in ogni campo si matura fin dall’età dell’infanzia. In questo campo, ma nella vita stessa immergersi nel nuovo mondo che trasfigura le cose e le immagini che abbiamo coltivato tutti a lungo – la storia dell’arte – sviluppa l’immaginazione, la capacità di osservazione, l’abilità mnemonica e su tutto la buona attitudine di critica. Questo troviamo nella mostra POP ICONS .“Un’opera d’arte è soprattutto un’avventura della mente” (Eugene Ionesco) Perciò vorrei partire verso questa meravigliosa avventura con i ragazzi della Rome International School che saranno gli uomini del futuro; del resto citando Mandela “Educare è l’arma più potente che si possa avere per cambiare il mondo”, il mondo cambia, e cambiano le prospettive, si creano nuovi miti e nuove pulsioni dell’anima».  In una sua nota, Ivano Boragine, managing director della RISchool dichiara : «La illuminante guida alla lettura del percorso espositivo di Martina Cavallarin arricchisce di informazioni e contestualizzazioni il repertorio di immagini che questo catalogo ha il privilegio di raccogliere. Dai nostri studenti RIS ci aspettiamo –nelle forme creative che vorranno immaginare- una valutazione su questo primo esperimento di “relazione inversa” con le opere d’arte. Un grazie di cuore va a tutti gli studenti che hanno collaborato durante lo svolgimento della mostra, allo staff che si è prodigato per renderla possibile, agli sponsor che hanno contribuito, alla Galleria Restelliartco, senza la cui generosità e intuizione tutto questo non sarebbe accaduto»  Nelle brevi video interviste reperibili on line, si potranno ascoltare le dichiarazioni dei galleristi Restelli e Rossi, della curatrice Cavallarin e del presidente di Rome International School.  pres. rome international school

Moltissimi gli ospiti presenti al vernissage del 19 gennaio: oltre agli organizzatori, vi erano registi, fotografi, attori e attrici (Enrica Bonaccorti, Solvi Stubing, Moraldo Rossi, Massimo Cappellani, Katia Di Rienzo, Eleonora Vallone, on. Angelo Sanza e consorte Aurora Sanza, on. Antoniozzi e consorte Floriana Gentile) e molti amici, oltre la stampa, tutti molto entusiasti per la splendida presentazione.

Roma 19 gennaio 2015

© consentita riproduzione citando autore e fonte –CM- Allegati: foto vernissage– Repertorio press

 

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Scheda per approfondimento Info Mostra:pop-cover

 

 

 

 

POP ICONS SI COMPONE DI 5 SEZIONI

  • SEZIONE 1/ ANDY WARHOL Selezione di opere del guru della Pop Art
  • SEZIONE 2/ KEITH HARING – ROY LICHTENSTEIN Selezione di grafiche di due tra i più interessanti artisti del Novecento.
  • SEZIONE 3/ POPMUSIC Selezione di cover musicali ideate e realizzate da Andy Warhol.
  • SEZIONE 4/ WARHOL OBJECT Gli oggetti, realizzazioni di Andy Warhol, incontrastati protagonisti dell’immaginario collettivo d’intere generazioni.
  • SEZIONE 5/ CONTEMPORARY POP Opere di Claudio Parmiggiani, Elisabetta Benassi, Mel Ramos, Tom Wesselmann

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SEZIONE 1: ANDY WARHOL

Andy Warhol nasce a Pittsburgh il 6 agosto 1928 e muore a New York il 22 febbraio 1987.

Prendendo spunto dal cinema, dai fumetti, dalla pubblicità, il guru assoluto dell’arte Pop rifugge a palesi riferimenti alla Storia dell’Arte e alla cultura europea focalizzando la sua ricerca sulle coordinate delle immagini prodotte dalla cultura di massa americana, ancor più approfonditamente di matrice newyorkese. Nelle sue opere la ricerca va nella direzione di una presa di coscienza dei fatti esente da pregiudizi ed elaborata attraverso uno stile personale, apparentemente meccanico, una rappresentazione grafica che rende manifeste le strutture sociali dominanti esplicitate dall’elaborazione di un singolo oggetto. La tecnica grafica di Warhol è la bottled line, una sorta di ricalco simile al procedimento di stampa impiegato nel frottage da Robert Rauschenberg negli anni Cinquanta, nella quale la linea disegnata è trasferita sulla superficie quasi automaticamente. Nella sua parte più pittorica invece le immagini si vanno decomponendo, come a sciogliersi, i colori e le linee sfalsano il riferimento con scritte e figure quasi a ricordare una certa sporcizia propria dei suoi luoghi nativi, la volgarità sociale, ambientale e politica di una società corrotta. I personaggi ritratti sono icone, ma anche maschere, persone che diventano simboli che a loro volta si fanno oggetto e ancora si spogliano della loro umanità per farsi idoli prigionieri di un ruolo. Nella serigrafia, tecnica in cui si esegue una traduzione meccanica dell’immagine sulla tela, Warhol impiega due fasi di pittura su modello: nella prima dipinge liberamente ideali pubblicitari e fumettistici, nella seconda applica il ripetitivo processo chiamato Do it Yourself. Warhol prevede sempre cinque esemplari riempiti con colori diversi: le sfumature, le incompletezze, i contrasti, la perfezione del soggetto sbilanciata dalle tensioni del processo cui la serigrafia è sottoposta, rendono le opere assolutamente innovative e colme della bellezza e dell’orrore di un’estetica insignificante, della cultura della banalità, di una forma svuotata di contenuto e di significato.

 

SEZIONE 2 : KEITH HARING / ROY LICHTENSTEIN

Keith Haring nasce in Pennsylvania il 4 maggio 1958. Muore, dopo aver denunciato pubblicamente di essere sieropositivo, nel 1990 a soli trentadue anni.

1980, metropolitana di New York: un giovane writer tatua le pareti con disegni fantastici e visionari, dischi violanti, bambini carponi, cani, geroglifici e personaggi venuti dal sogno; l’artista scappa prima che arrivi la polizia, non sempre ci riesce. Si tratta di Keith Haring, artista trasversale che con la sua azione di strada vuole offrire al mondo delle finestre sull’immaginario. Il suo percorso artistico si struttura sullo studio del Surrealismo europeo al quale assomma un intreccio concettuale e originale che spazia dall’immaginario di Hieronymus Bosch al rapporto tra sessualità e macchine. Haring rivendica sempre il diritto al disordine e al caos occupandosi di fatti di cronaca, denuncia sociale, minoranze, battaglie per i diritti dell’uomo, manifestazioni civili tra le quali citiamo l’importante Free South Africa, codici esistenziali, problematiche estetiche.

Roy Lichtenstein, New York 1923, 1997.

Il giovane Lichtenstein disegna sin dagli anni in cui è arruolato nell’esercito e durante la Seconda guerra mondiale, combattuta in Inghilterra e in Francia. Tra le varie mansioni che ricopre da soldato, è incaricato di disegnare mappe e illustrare i fumetti del celebre periodico dell’esercito americano Stars and Stripes. I livelli estremi di perfezione e artificiosità delle sue opere ispirate al mondo dei fumetti e della pubblicità, si realizzano attraverso una metodologia esecutiva originale, una redazione manuale d’immagini composte con una tecnica a puntini, olio su tela steso in modo lento e accurato chiamato Ben-Day Dots, alla quale è fortemente legato l’immaginario collettivo d’intere generazioni.

 

SEZIONE 3: POPMUSIC

Selezione di cover ideate e realizzate da Andy Warhol:

Love You Live, 1977, album doppio dei Rolling Stones, cover firmata sul fronte da Andy Warhol e dai membri del gruppo.

She Was Hot – Rolling Stones, 1984, vinile sagomato la cui immagine rappresentata riproduce il Logo dei Rolling Stones ideato da John Pasche.

Cover Sticky Fingers dei Rolling Stones, 1971, con zip contenente il vinile, firmato sul fronte da Andy Warhol e dai membri del gruppo. Qui compare per la prima volta il logo dei Rolling Stones disegnato dal giovane John Pasche, la bocca aperta con la lingua di fuori.

Sticky Fingers, Edizione del singolo “Brown Sugar” del 1984 dello storico album “Sticky Fingers”. Il design del vinile è basato sul lavoro fatto da Warhol per la cover dell’album del 1971.

The Rolling Stones- Emotional Tattoo, 1983, disegnata da Andy Warhol e firmata sul fronte dall’artista e dai componenti dei Rolling Stones.

Velvet Underground & Nico – Banana, cover dell’Album realizzato nel 1967 e contenente il vinile. Si tratta di un disco che segna il debutto della rock band americana per divenire uno dei dischi più acclamati di tutti i tempi, inserito nel Registro Nazionale Recording nel 2006.

Andy Warhol’s Velvet Underground Featuring Nico, 1969, cover del doppio album contenente vinili a 33 giri, firmata da Andy Warhol e dai componenti del gruppo.

 

SEZIONE 4. WARHOL OBJECT

Campbell’s Soup Can, Silver Coke, Silver Cloud, Brillo Box, Brillo Soap Pads Box, macchina fotografica Polaroid di Warhol

 

SEZIONE 5: CONTEMPORARY POP -

Claudio Parmiggiani, Elisabetta Benassi, Mel Ramos, Tom Wesselmann, Banksy

Claudio Parmiggiani, Luzzara, 1943. Claudio Parmiggiani è un artista radicale, potente, estremamente lirico, ma capace di intercedere attraverso variazioni concettuali per dedicarsi a opere che trascendono il pop come nel caso del ciclo delle cinque Mucche Zoogeografiche del 1973 le cui macchie colorate sul mantello variano a seconda del continente che rappresentano. Questo risultato è ottenuto grazie a una speciale tecnica fotografica, il Color Key, che parte dall’utilizzo di negativi in bianco e nero poi stampati su carta fotografica a colori senza l’utilizzo di elaborazioni digitali.

Elisabetta Benassi, Roma, 1966. Impegnata sul fronte dell’indagine sociologica e politica, l’opera di Elisabetta Benassi attiva traiettorie in dialogo con la tradizione culturale, politica e artistica del Novecento, spaziando da un’indagine più introspettiva alle tematiche più urgenti della contemporaneità. Le due grandi Cibachrome a parete Glen Glen’ – “All I remember”! sono lavori nei quali l’espressione del protagonista, primo astronauta statunitense a entrare nell’orbita terrestre- e la testata giornalistica con relativi titoli in cui è inserita l’immagine rimandano a differenti posizioni esistenziali che attivano nello spettatore, tema caro all’artista romana, forti suggestioni emotive e una riflessione di ordine etico.

La Miss Comfort Creme del 1965 di Mel Ramos, Sacramento 1935, è un’opera costruita con una tecnica fumettistica rafforzata da una pratica sperimentale ironica e dissacrante che amplia e approfondisce la critica al consumismo così radicata nei codici artistici di Ramos, contestato artista Pop.

Da molti considerato il più classico ed elegante degli artisti del movimento, Tom Wesselmann, Cincinnati 1931 – New York 2004, è artista di ricercata tecnica compositiva ed elaborazione formale. Smoker Banner del 1971, quadro /scultura a colori in vinile modellato su pannello in materiale plastico, è un’opera potente nella quale il gioco allusivo tra spazio e forma dialogano con la sua originale interpretazione artistica del consumismo popolare americano.

Hoxton Londra – Dell’enigmatico artista e writer inglese Banksy, le cui coordinate anagrafiche sono ancora parzialmente magistralmente celate, il graffito su segnale Rats, 42 x 60 cm, fa parte di una serie di lavori raffiguranti dei topi intenti alle più svariate azioni. I primi Rats cominciarono a comparire per le strade della città nativa dell’artista, Bristol e successivamente, con la progressiva evoluzione internazionale di Banksy, i mitici topi hanno invaso le maggiori metropoli del mondo.

 

 

 

maggio 21, 2013

Roma: La “DOLCE VITA” in una MOSTRA FOTOGRAFICA -fotoservizio di Carmen Minutoli-

La Loren, la Magnani, Modugno, Chaplin, Totò,   Vittorio De Sica (padre) e tantissimi altri volti noti che hanno costellato il periodo magico del Cinema e della TV  di alcuni decenni fa….

Fotoservizio_CM maggio2013

la dolce vita - mostra fotografica 2013

la dolce vita - mostra fotografica 2013 ft_cm

 

 

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marzo 25, 2013

LA “QUESTIONE MERIDIONALE” dal punto di vista di EGIDIA BRUNO con il suo “W L’ITALIA.IT… noi non sapevamo….”

W L’ITALIA.IT…NOI NON SAPEVAMO

w l'italia...non non sapevamo_egidiabrunoUn tour teatrale di tutto rispetto ad opera di Egidia Bruno che lo sta portando in scena in tutt’Italia dal 2011. Il 25 marzo 2013 la performance della Bruno  è approdata  al  “Teatro dell’Angelo”in  Roma” con questo spettacolo/monologo  sulla “questione meridionale” che  evidenzia quanto ancora irrisolta e sconosciuta ai più sia tale “questione”.  Un’orazione civile, un canto struggente e appassionato, uno spettacolo di “contro-informazione”, una “urgenza teatrale” di raccontare le origini di quella che Pasquale Villari, Gaetano Salvemini, Giustino Fortunato e altri chiamarono appunto  la “questione meridionale”. Le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia si sono concluse ormai da due anni ma  è palese che tale “questione meridionale” deve essere risolta.  Dai dati del 2010 dell’Unione delle Camere di Commercio risulta ancora oggi che il Meridione ha il 31% di infrastrutture in meno del Settentrione.   Dal monologo della Bruno si evince , come lei sottolinea, che  “sono in pochi a sapere che è a partire dall’Unità d’Italia che la distanza tra Nord e Sud cominciò ad allargarsi. “Noi non sapevamo” delle tante “ferite” inferte al Meridione in nome dell’Unità: delle stragi di civili, dei paesi rasi al suolo, delle industrie smantellate, di tutto l’oro prelevato e trasferito nel Nord Italia. “Noi non sapevamo” che il brigantaggio fu una vera e propria guerra di resistenza all’esercito “italiano”, e non, come i libri di storia per troppo tempo hanno insegnato, un fenomeno di avanzi di galera al soldo dei Borboni per permettere loro di tornare sul trono. Dietro le tante retoriche dell’arretratezza del Regno Borbonico, “noi non sapevamo” che, sotto quello stesso regno, accanto alle “lande desolate”, esisteva anche un Sud “produttivo”: in Calabria sorgeva uno dei più grandi impianti siderurgici d’Italia; la flotta navale borbonica era seconda solo a quella inglese; da Gallipoli, in Puglia, partivano, verso il mondo intero, navi cariche di olio d’oliva, richiestissimo per uso industriale; Napoli era una delle città più all’avanguardia d’Europa … “Noi non sapevamo” inoltre che la grande emigrazione dal Sud Italia iniziò a seguito dell’Unità e non prima. Tuttavia, alla luce di questa “storia” che “noi non sapevamo”, l’intento non è quello di alimentare revisionismi, né sentimenti di rivalsa, fin troppo presenti nel nostro tessuto politico-sociale. Anche perché se la questione nacque “meridionale” fu anche a causa di chi questo Meridione lo rappresentò: la classe dirigente, locale e in Parlamento. Quelli che prima erano “borbonici” e adesso erano “savoiardi”. Dai “gattopardi” agli “sciacalli”. L’inciucio tra i poteri del Nord e i baroni del Sud si rafforzò sempre di più. I governi si arricchirono di onorevoli meridionali a patto che questi garantissero per il Mezzogiorno l’immobilismo sociale, fondato sul clientelismo. Tutto questo, purtroppo, si rivelò terreno fertile perché attecchissero le mafie. A un secolo e mezzo dall’Unificazione è evidente che i problemi del Sud altro non sono che, in forma accentuata, i problemi dell’Italia tutta. Ed è solo prendendosi cura di tutte le sue parti, in una prospettiva “unitaria”, che un paese può costruire il suo sviluppo e credere nel suo futuro. Non comprendere questo significa non aver compreso la lezione della Storia”.

Durante il monologo l’attrice ricorda la famosa  frase pronunciata da D’Annunzio  ovvero “l’Italia è fatta; adesso bisogna fare gli Italiani!” e poi in dialetto,  conclude  con “ ma se il sud c’è, come ci deve essere …l’Italia….vola! ….ed io, e tanti altri come me…tutte queste cose, non le sapevamo… noi… non sapevamo….”

Carmen Minutoli –  recensione  cultura e spettacolo

Autore: Egidia Bruno e Marie Belotti- Cast:Egidia Bruno – Regia:Egidia Bruno

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