CARMEN MINUTOLI – Giornalista – Sito Ufficiale

marzo 25, 2013

LA “QUESTIONE MERIDIONALE” dal punto di vista di EGIDIA BRUNO con il suo “W L’ITALIA.IT… noi non sapevamo….”

W L’ITALIA.IT…NOI NON SAPEVAMO

w l'italia...non non sapevamo_egidiabrunoUn tour teatrale di tutto rispetto ad opera di Egidia Bruno che lo sta portando in scena in tutt’Italia dal 2011. Il 25 marzo 2013 la performance della Bruno  è approdata  al  “Teatro dell’Angelo”in  Roma” con questo spettacolo/monologo  sulla “questione meridionale” che  evidenzia quanto ancora irrisolta e sconosciuta ai più sia tale “questione”.  Un’orazione civile, un canto struggente e appassionato, uno spettacolo di “contro-informazione”, una “urgenza teatrale” di raccontare le origini di quella che Pasquale Villari, Gaetano Salvemini, Giustino Fortunato e altri chiamarono appunto  la “questione meridionale”. Le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia si sono concluse ormai da due anni ma  è palese che tale “questione meridionale” deve essere risolta.  Dai dati del 2010 dell’Unione delle Camere di Commercio risulta ancora oggi che il Meridione ha il 31% di infrastrutture in meno del Settentrione.   Dal monologo della Bruno si evince , come lei sottolinea, che  “sono in pochi a sapere che è a partire dall’Unità d’Italia che la distanza tra Nord e Sud cominciò ad allargarsi. “Noi non sapevamo” delle tante “ferite” inferte al Meridione in nome dell’Unità: delle stragi di civili, dei paesi rasi al suolo, delle industrie smantellate, di tutto l’oro prelevato e trasferito nel Nord Italia. “Noi non sapevamo” che il brigantaggio fu una vera e propria guerra di resistenza all’esercito “italiano”, e non, come i libri di storia per troppo tempo hanno insegnato, un fenomeno di avanzi di galera al soldo dei Borboni per permettere loro di tornare sul trono. Dietro le tante retoriche dell’arretratezza del Regno Borbonico, “noi non sapevamo” che, sotto quello stesso regno, accanto alle “lande desolate”, esisteva anche un Sud “produttivo”: in Calabria sorgeva uno dei più grandi impianti siderurgici d’Italia; la flotta navale borbonica era seconda solo a quella inglese; da Gallipoli, in Puglia, partivano, verso il mondo intero, navi cariche di olio d’oliva, richiestissimo per uso industriale; Napoli era una delle città più all’avanguardia d’Europa … “Noi non sapevamo” inoltre che la grande emigrazione dal Sud Italia iniziò a seguito dell’Unità e non prima. Tuttavia, alla luce di questa “storia” che “noi non sapevamo”, l’intento non è quello di alimentare revisionismi, né sentimenti di rivalsa, fin troppo presenti nel nostro tessuto politico-sociale. Anche perché se la questione nacque “meridionale” fu anche a causa di chi questo Meridione lo rappresentò: la classe dirigente, locale e in Parlamento. Quelli che prima erano “borbonici” e adesso erano “savoiardi”. Dai “gattopardi” agli “sciacalli”. L’inciucio tra i poteri del Nord e i baroni del Sud si rafforzò sempre di più. I governi si arricchirono di onorevoli meridionali a patto che questi garantissero per il Mezzogiorno l’immobilismo sociale, fondato sul clientelismo. Tutto questo, purtroppo, si rivelò terreno fertile perché attecchissero le mafie. A un secolo e mezzo dall’Unificazione è evidente che i problemi del Sud altro non sono che, in forma accentuata, i problemi dell’Italia tutta. Ed è solo prendendosi cura di tutte le sue parti, in una prospettiva “unitaria”, che un paese può costruire il suo sviluppo e credere nel suo futuro. Non comprendere questo significa non aver compreso la lezione della Storia”.

Durante il monologo l’attrice ricorda la famosa  frase pronunciata da D’Annunzio  ovvero “l’Italia è fatta; adesso bisogna fare gli Italiani!” e poi in dialetto,  conclude  con “ ma se il sud c’è, come ci deve essere …l’Italia….vola! ….ed io, e tanti altri come me…tutte queste cose, non le sapevamo… noi… non sapevamo….”

Carmen Minutoli –  recensione  cultura e spettacolo

Autore: Egidia Bruno e Marie Belotti- Cast:Egidia Bruno – Regia:Egidia Bruno

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aprile 26, 2012

ITALIA: Festa della LIBERAZIONE

liberazione quotidiano

liberazione quotidiano (Photo credit: agenziami)

Festa della Liberazione

25 aprile 1945 – 25 aprile 2012

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all’incontro al Quirinale con gli esponenti delle Associazioni Combattenti e d’Arma, nel 67° anniversario della Liberazione ha definito il 25 aprile  con queste parole: << Una ricorrenza fondamentale nella storia dell’Italia Unita, di quelle che più ne hanno segnato il cammino sulla via dell’indipendenza, della dignità, della libertà, della coesione nazionale >>. Durante l’evento ufficiale a Pesaro ha affermato:  <la Festa della Liberazione è anche festa della riunificazione dell’Italia brutalmente divisa in due, dopo l’8 settembre del 1943, dall’occupazione tedesca. Anche di ciò – di quel terribile, sanguinoso periodo di divisione del nostro paese, che avrebbe potuto essere fatale per il futuro dell’Italia – bisogna continuare a rievocare e trasmettere la storia>.

La ricorrenza è stata quindi festeggiata come ogni anno in molte città italiane e naturalmente ha suscitato opinioni diversificate e atteggiamenti favorevoli o contrari da più parti e fra i giovani e giovanissimi in molti hanno sostenuto di  aver trascorso tale giorno come uno qualsiasi, con il solo beneficio del riposo festivo (alias, niente scuola o lavoro).

Fra le varie opinioni raccolte  tra la gente ( turisti e residenti nella Capitale)  invito ad ascoltare l’interessante ed esclusiva intervista fatta a un importante imprenditore italiano, residente a Roma, (che ha chiesto di essere chiamato solo con il nome, Ing. Vincenzo – ma che non sarà difficile, visto la notorietà, identificare – e come promesso cito solo il nome,  sia nell’articolo che nella presentazione, facendo, come noterete,  non poco fatica, visto il “farfugliare tra signor e ingegner…ma le promesse si mantengono… – )

L’intervista  vuole evidenziare il pensiero di persone che quella storica data l’hanno vissuta in prima persona.

Interessante, nelle dichiarazioni dell’Ing. Vincenzo, l’idea di come questa ricorrenza  abbia cambiato “essenza” nel corso dei decenni…ascoltatelo…

video interista su: YOUREPORTER.IT  =  http://www.youreporter.it/video_Festa_della_Liberazione_-_Intervista_di_Carmen_Minutoli

su: YOUTUBE  = CAMIVOX’s CHANNEL – VOXPOPULI BY CARMEN MINUTOLI

Roma, 26/04/2012

Carmen Minutoli

gennaio 7, 2011

7 gennaio 2011 – Reggio Emilia:Festa del Tricolore e Anniversario dell’Unità d’Italia

Nel XVIII sec. l’architetto Ludovico Bolognini progettò la grande sala destinata all’archivio ducale degli Estensi.  Forse mai avrebbe immaginato il prestigio che tale sala avrebbe acquisito con il trascorrere del tempo. Oggi è utilizzata come sala consiliare del Comune di Reggio Emilia ma è meglio nota come “La Sala del Tricolore” in quanto è qui che esso venne esposto per la prima volta il 7 gennaio 1797. L’annuale ricorrenza celebrativa del “Giorno della Bandiera Italiana”  diviene quindi occasione  per ripartire  nel 2011 con l’avvio delle celebrazioni per l’anniversario dei “150 anni dell’Unità d’Italia” .Il 17 marzo del 2011  infatti l’Italia Unita festeggia i suoi 150 anni. Le celebrazioni della fondazione dello Stato nazionale sono state aperte lo scorso 5 maggio   (https://minutoli.wordpress.com/2010/05/05/litalia-unita-compie-150-anni/)   dal Presidente della Repubblica   da  Quarto, dove nel 1860 partì la spedizione dei Mille. Seguendo il tragitto dei garibaldini verso Sud, 6 giorni dopo, il Capo dello Stato ha celebrato lo sbarco a Marsala. altri eventi si sono poi susseguiti durante lo scorso anno.

 Ecco il discorso  odierno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano  a Reggio Emilia:

“Un grazie per l’accoglienza e lo spettacolo che ci è stato offerto: un tripudio di tricolori, un tripudio di bandiere, un esempio di partecipazione popolare consapevole e festosa che ci conforta nella nostra convinzione e nel nostro sforzo perché ci dice quanto sia vivo, nelle nostre terre e tra le giovani generazioni, il senso della storia e dell’unità nazionale.

Non c’era perciò luogo più giusto, e non c’era giorno più giusto, che Reggio Emilia il 7 di gennaio, per dare inizio alla fase più intensa e riccamente rappresentativa delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia. Se c’è stata una memoria del nostro lungo processo storico nazionale, che nei decenni dell’Italia repubblicana non si è mai omesso di coltivare e celebrare, è stata precisamente quella della nascita del tricolore ; e ne va dato merito a questa città, a questa popolazione e a quanti l’hanno via via rappresentata.

Nel 2010 le celebrazioni del centocinquantenario hanno richiamato eventi fondamentali del 1860, a cominciare dalla spedizione dei Mille, dall’impresa garibaldina per la liberazione della Sicilia e del Mezzogiorno, che aprì la strada al compimento del moto unitario.

Oggi – nel passare il testimone ai Sindaci di Roma e delle due prime capitali del Regno unitario, che sono lieto di vedere tra noi e cordialmente saluto – si riparte dall’antefatto di quel moto, dalle prime connotazioni politico-statuali che l’Italia aveva assunto nell’era napoleonica, dalla scelta, 214 anni orsono, dell'”iscrivere in un piccolo lembo del territorio italiano – ha detto il professor Melloni – il tricolore come bandiera politica”.

Un secolo più tardi – egli ha ricordato – il Carducci avrebbe celebrato il primo tricolore come bandiera “nazionale” perché pre-esistente all’Unità. Discorso che si riallaccia a quello più ampio, e ricorrente, sui fondamenti identitari comuni, segnatamente culturali, emersi attraverso un plurisecolare travaglio come propri della nazione italiana ben prima del suo tardivo costituirsi in Stato unitario.

Nella sua così bella prolusione, Alberto Melloni ci ha fatto rivivere la storia dei ” tanti tricolori” nell’Italia giacobina, fino all’affermarsi di quella che effettivamente divenne la bandiera dell’Italia unita, dello Stato nazionale finalmente nato ; e ha soprattutto affrontato senza infingimenti i limiti che segnarono a lungo il riconoscimento del valore comune di quel vessillo. Egli ha fatto anche la storia, direi, della delusione, dello scontento, che accompagnò o ben presto seguì il compimento dell’Unità, la proclamazione, nel 1861, del Regno d’Italia e che ha finito per riprodursi fino ai giorni nostri.

Giuseppe Galasso, uno dei nostri storici più operosamente e puntualmente impegnati nella riflessione sul centocinquantenario, ha ricordato come dopo il 1860 una parte delle stesse forze risorgimentali “andò all’opposizione – mazziniani, garibaldini, repubblicani, paleo socialisti” e come la critica del Risorgimento abbia, in diverse fasi successive, conosciuto significative espressioni. Anche oggi d’altronde non si chiede – nel celebrare il centocinquantenario – una visione acritica del Risorgimento, una rappresentazione idilliaca del moto unitario e tantomeno della costruzione dello Stato nazionale. Quel che è giusto sollecitare è un approccio non sterilmente recriminatorio e sostanzialmente distruttivo, è un approccio che ponga in piena luce il decisivo avanzamento storico che – al di là di contraddizioni e perfino di storture da non tacere – la nascita dello Stato nazionale unitario ha consentito all’Italia. La nascita del nostro Stato unitario e – come ho detto di recente – la sua rinascita su basi democratiche, nel segno della Costituzione repubblicana.

L’esperienza del fascismo e della lotta antifascista, della Resistenza in tutte le sue manifestazioni, della grande riflessione e della straordinaria ricerca dell’intesa in sede di Assemblea Costituente, portò al superamento di antiche antinomie e di guasti profondi, condusse al recupero di ideali, valori, simboli comuni che erano stati piegati a logiche aberranti dal nazionalismo e dal fascismo. L’idea di Nazione, l’amor di patria, acquistarono o riacquistarono il loro fondamento di verità e il loro senso condiviso, così come i principi di sovranità dello Stato laico e di libertà religiosa. Apparvero definitivamente rimossi i motivi di separazione o estraneità rispetto al comune risconoscersi in un ordinamento nazionale democratico : sia quelli di stampo confessionale sia quelli di stampo rivoluzionario internazionalistico. Nello stesso tempo, il più granitico argine a ogni reviviscenza nazionalistica, per la pace e la giustizia tra le Nazioni, fu posto nell’articolo 11 della Costituzione e, nella pratica, con la nascita e lo sviluppo dell’Europa comunitaria.

E non fu per caso che venne collocato all’articolo 12 il riferimento al tricolore italiano come bandiera della Repubblica. Riferimento sobrio, essenziale, ma imprescindibile. I Costituenti vollero farne – con quella collocazione nella Carta – una scelta non solo simbolica ma di principio.

E dato che nessun gruppo politico ha mai chiesto che vengano sottoposti a revisione quei “Principi fondamentali” della nostra Costituzione, ciò dovrebbe significare che per tutti è pacifico l’obbligo di rispettarli. Comportamenti dissonanti, con particolare riferimento all’articolo sulla bandiera tricolore, non corrispondono alla fisionomia e ai doveri di forze che abbiano ruoli di rappresentanza e di governo.

E più in generale, vorrei rivolgere un vivo incitamento a tutti i gruppi politici, di maggioranza e di opposizione, a tutti coloro che hanno responsabilità nelle istituzioni nazionali regionali e locali, perché nei prossimi mesi, al Sud e al Centro come al Nord, si impegnino a fondo nelle iniziative per il centocinquantenario, così da renderne davvero ampia e profonda la proiezione tra i cittadini, la partecipazione dei cittadini, in rapporto ad una ricorrenza da tradurre in occasione di rafforzamento della comune consapevolezza delle nostre responsabilità nazionali.

Sono convinto che ciò sia possibile anche perché c’è una persistenza della memoria del Risorgimento e del moto nazionale unitario assai più diffusa, in tutte le regioni, di quanto taluno mostri di ritenere. E a forze politiche che hanno un significativo ruolo di rappresentanza democratica sul piano nazionale, e lo hanno in misura rilevante in una parte del paese, vorrei dire che il ritrarsi, o il trattenere le istituzioni, dall’impegno per il centocinquantenario – che è impegno a rafforzare le condizioni soggettive di un’efficace guida del paese – non giova a nessuno. Non giova a rendere più persuasive, potendo invece solo indebolirle, legittime istanze di riforma federalistica e di generale rinnovamento dello Stato democratico.

Non ripeterò ora preoccupazioni su cui ho avuto modo di esprimermi ampiamente, per la difficoltà e la durezza delle prove che attendono e già incalzano l’Italia in un delicato contesto europeo e in un arduo confronto internazionale. Vorrei solo dire che la premessa per affrontarle positivamente, mettendo a frutto tutte le risorse e le potenzialità su cui possiamo contare, sta in una rinnovata coscienza del doversi cimentare come nazione unita, come Stato nazionale aperto a tutte le collaborazioni e a tutte le sfide ma non incline a riserve e ambiguità sulla propria ragion d’essere, e tanto meno a impulsi disgregativi, che possono minare l’essenzialità delle sue funzioni, dei suoi presidi e della sua coesione.

E dunque, sia più che mai questo 7 gennaio 2011, la riflessione e la festa con cui oggi lo celebriamo a Reggio Emilia, pegno della nostra determinazione nel riaffermare, tutelare, rinsaldare l’unità nazionale, che fu la causa cui tanti italiani dedicarono il loro impegno e la loro vita”.

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Carmen Minutoli

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